Moneta complementare, economia e sviluppo sostenibile

Esistono soluzioni economiche che non c’entrano con le bolle speculative e sono sistemi che funzionano bene anche se poco conosciuti.

Dall’economia gandhiana alla decrescita, fino alla moneta complementare, da non confondere con esperimenti pirata ideati per evadere le tasse.

Dalle crisi finanziarie si salvano sempre i grandi capitali e questo avviene invariabilmente a discapito dei piccoli risparmiatori.

Ecco perché sono in aumento le soluzioni che ripensano l’economia nell’ottica di uno sviluppo sostenibile.

 

Economia sostenibile come espressione dello sviluppo sostenibile

I modelli di economia sostenibile si basano su una visione olistica del pianeta e che propongono altri modi di vivere, comprendendo gli aspetti produttivi, culturali, scientifici e politici.

Lo scopo è vivere meglio, consegnando alle future generazioni un ambiente migliore o, almeno, non costantemente impoverito dai nostri consumi.

Economia, ecologia e socialità possono avere soluzioni integrate per favorire la diversificazione delle produzioni e la valorizzazione delle varietà.

Un’economia “buona” al servizio dell’umanità e di un ecosistema equilibrato, grazie a una nuova visione dei sistemi produttivi e finanziari.

 

L’economia gandhiana

Sul piano etico l’economia gandhiana propone una visione deontologica, che ha come elemento fondamentale la centralità della vita.

Gli individui si realizzano attraverso un percorso evolutivo personale e allo stesso tempo sociale.

E questo è un rispetto che va oltre la dimensione umana e che “abbraccia” la natura intera.

 

Il fenomeno della moneta complementare

Soltanto in Italia le monete complementari, che da anni affiancano l’euro, sono un’ottantina, anche se rimangono praticamente sconosciute.

I modelli più validi sembrano quelli che garantiscono una continuità con la moneta ufficiale o che, addirittura, sembrano introdurre nuove forme di speculazione finanziaria.

Esistono poi aspetti psicosociali sui quali lavorare per diffondere strumenti di pagamento che potrebbero risolvere problemi vecchi e nuovi.

 

moneta complementare, economia sostenibileLa decrescita opposta alla distruzione del pianeta

Rompere gli schemi del ciclo produzione-consumo significa ripartire da nuovi fondamenti culturali e politici.

Di conseguenza occorre cambiare logica rispetto all’utilizzo delle materie prime, del consumo e dei mercati per creare una nuova cultura.

Per questo servono Distretti di Economia Solidale da considerare come reti di produzione e consumo su scala locale o regionale.

Servono quindi nuove logiche e collaborazioni tra economie alternative intese come agenti di un processo globale di transizione.

 

Il Credito secondo l’esperienza di Damanhur

La valuta complementare damanhuriana si chiama “Credito” ed è in circolazione dal 1978.

E’ basata su fiducia reciproca, solidarietà e responsabilità e contribuisce allo sviluppo di beni comuni e ricchezza condivisa.

Si tratta di una moneta che può essere spesa presso negozi, ristoranti o benzinai convenzionati.

 

Convegno vidracco Economia e sviluppo sostenibile, moneta complementareConvegno di sabato 8 aprile 2017

Per chi volesse approfondire l’argomento, sabato 8 aprile dalle 9,30 alle 13,30 a Vidracco (TO), presso la Sala A. Olivetti di Damanhur Crea, si terrà il convegno “Scenari per un’economia buona. Dalla decrescita alle valute complementari”.

Il convegno, organizzato dal Conacreis e dall’associazione di promozione sociale Pejda, è GRATUITO e aperto a tutti, vi aspettiamo numerosi!

I relatori ed i relativi interventi (di cui puoi trovare una sintesi di seguito) saranno:

  • Mauro Bonaiuti: “Bioeconomia e decrescita”
  • Roberto Burlando: “Economia gandhiana”
  • Francesco Bernabei: “Il fenomeno delle valute complementari”
  • Alberto Filetti (Lemming): “L’esperienza del Credito damanhuriano”
  • Moderatore: Roberto Sparagio (Coboldo), presidente nazionale del Conacreis.

 

 

Mauro Bonaiuti – Bioeconomia e decrescita

Inquadrare oggi cosa si intende per decrescita non è difficile.

Serge Latuche si è incaricato in più occasioni di precisarne origine e contenuti e chiarire i possibili malintesi.

Possiamo quindi rifarci senza problemi ad una delle sue ottime, sintetiche, presentazioni:

L’espressione «decrescita» fa la sua comparsa come slogan provocatorio nel febbraio del 2002, per denunciare la mistificazione dell’ideologia dello sviluppo sostenibile.

Questa «parola proiettile», questa «bomba semantica» (Paul Aries dixit) vuole rompere il consenso rassegnato all’ordine produttivista dominante.

Per tentare di salvare la religione della crescita di fronte alla crisi ecologica, l’UNEP (il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) aveva lanciato la parola d’ordine dello sviluppo sostenibile, ossimoro geniale in termini semantici, ma che non è riuscito a risolvere il problema, perché lo sviluppo, per sua essenza, non è sostenibile.

Lanciata dunque, quasi per caso, la decrescita, almeno all’inizio non è un concetto, e in ogni caso non è il corrispondente simmetrico della crescita. La decrescita non è né la recessione né la crescita negativa.

Diventata rapidamente la parola d’ordine e la bandiera di tutti quelli che aspirano alla costruzione di una vera alternativa ad una società dei consumi ecologicamente e socialmente insostenibile, la decrescita costituisce ormai una finzione performativa che indica la necessità di una rottura con la società della crescita.

Più rigorosamente, si dovrebbe parlare di a-crescita, così come si parla di a-teismo.

Perché si tratta per l’appunto dell’abbandono di una fede e di una religione: quelle del progresso e dello sviluppo.

Si tratta di diventare degli atei della crescita e dell’economia.

La rottura operata dalla decrescita implica di conseguenza una decolonizzazione dell’immaginario e la realizzazione di un altro mondo possibile.

Si tratta di uscire da una società della crescita, cioè da una società fagocitata da un’economia che ha come solo obiettivo la crescita per la crescita, e la cui logica non è di far crescere la produzione per soddisfare dei bisogni, ma di farla crescere all’infinito con il pretesto dell’illimitatezza dei consumi e con la conseguenza dell’aumento insensato dei rifiuti e dell’inquinamento.

Insomma, la distruzione del pianeta.

(S. Latouche, Prefazione, in M. Bonaiuti, La grande transizione, Bollati Boringhieri, 2013)

 

Roberto Burlando – Economia Ghandiana

L’attuale contesto storico è caratterizzato da molteplici e gravi crisi – in diverse aree delle nostre vite: ambiente naturale, vita sociale e personale, democrazia e dinamiche economiche – sulla cui portata però le opinioni ormai si dividono fortemente. Questa diversità e la negazione di una serie di dati di fatto (ad esempio il Cambiamento climatico, sulla cui drammaticità cui gli scienziati naturali convergono in stragrande maggioranza, vedi Oreskes & Conway) appaiono caratteristiche rilevanti dell’attuale condizione, cui contribuisce significativamente il ruolo dei media.

Per quanto le crisi siano spesso state considerate un elemento connaturato alla evoluzione dei sistemi economici e sociali, e in alcune analisi in particolare di quello capitalista, la condizione attuale appare potenzialmente sia più drammatica di ogni precedente dal punto di vista ambientale sia di possibile svolta epocale su quelli politico, economico e sociale. La concentrazione di potere economico (attraverso rendite di posizione sui mercati), e conseguentemente politico, nelle mani di poche imprese e individui – che fanno di tutto per mantenerlo – sta infatti portando a crisi (inizialmente finanziarie ma che si ripercuotono su tutti gli ambiti delle nostre vite) che tendono a ripetersi proprio perché non si modificano comportamenti, regole e cultura che le generano.

Le valutazioni relative a questa gravità sono state raggiunte da analisi diverse sia per ambito disciplinare che per culture e prospettive teoriche, e questa convergenza contribuisce a confermarle.

Ovviamente le evidenze delle crisi rinviano anche alle gravi insufficienze o al carattere strumentale delle teorizzazioni, analisi e culture che hanno “spinto” in quelle direzioni. Tra queste analisi e teorie un ruolo di primo piano è quello occupato dalla teoria economica predominante, sia sul piano dell’analisi positiva (la capacità di descrivere, spiegare e prevedere) sia su quello normativo (quelli che sono considerati i fini ultimi e gli obiettivi delle attività economiche).
Grazie alla concentrazione di potere (anche mediatico) che sostiene teorizzazioni che la descrivono come unica possibilità di “far funzionare il mondo”, la visione teorica che ha portato alla crisi finanziaria del 2008 ed all’inasprirsi delle altre continua a predominare, ma crescono in numero e in consistenza le voci critiche che chiedono e propongono un profondo ripensamento della teoria economica e del funzionamento delle istituzioni economiche a livello locale, nazionale e internazionale.

L’economia gandhiana è una di queste voci e tra esse offre, senza alcuna pretesa di egemonia, una visione più complessiva di altre, che si caratterizza per un netto orientamento non violento e per la centralità che attribuisce alla vita umana ed alla dimensione spirituale in essa. Ritiene che questi elementi siano centrali non solo sul piano normativo ma anche sul quello positivo, corrispondendo ad una percezione più profonda della natura umana. L’interesse di questa prospettiva per chi cerca di ripensare le modalità di funzionamento dei sistemi economico-sociali sta proprio sia in queste caratteristiche, che coinvolgono concezioni antropologiche, psicologiche ed etiche fondamentalmente diverse rispetto a quelle (riduttiviste, egoistiche e meccanicistiche) del modello ancora predominante, che nella loro articolazione in un quadro di riferimento aperto ma non frammentato.

Sul piano etico (normativo) l’economia gandhiana si rifà alla concezione (parte della filosofia dello Yoga) del Dharma, quindi ad una visione deontologica, che riconosce come elemento fondamentale la centralità della vita e dei viventi, mai riducibili a meri strumenti, e la loro autorealizzazione attraverso un percorso evolutivo che da un lato è personale ma che coinvolge anche le dimensioni interpersonale e sociale e deve essere favorito dalla comunità di appartenenza. Questo rispetto fondamentale della vita va dunque oltre la dimensione umana e “abbraccia” la natura intera, cui si riconosce un valore in sè e non solo in quanto funzionale al soddisfacimento di bisogni umani.

Sul piano concreto, operativo, le persone sono viste nelle loro dinamiche personali e sociali (famiglia, comunità e, progressivamente, umanità intera) in un percorso di autorealizzazione nella vita, di cui i beni materiali sono un elemento utile e importante in quanto funzionale alle altre dimensioni della realizzazione ma non un obiettivo finale.

Gli obiettivi e strumenti dell’economia gandhiana sono stati sintetizzati (da R. Diwan) in 6 parole chiave e i sistemi economici storicamente dati analizzati in base ai loro tratti predominanti nei confronti del rispetto delle persone e della natura.

 

Francesco Bernabei – Il fenomeno delle valute complementari

Istituire e far circolare una moneta complementare oggi non costituisce più un problema di ordine legale o amministrativo: solo nel nostro Paese ci sono oltre 80 esperienze monetarie ma nessuna di esse risulta di dominio pubblico e la moneta complementare è ancora un fatto di pochi.

Sebbene esistano molti modelli già sufficientemente rodati e intere regioni abbiano provato ad assumere una forma di moneta locale per regolare alcuni pagamenti, i soli modelli promettenti sembrano essere quelli che garantiscono una continuità con la moneta ufficiale o che addirittura sembrano introdurre in nuove forme di speculazione finanziaria.

Come mai?

Basandomi su alcune esperienze che ritengo significative e su esperimenti sociali che trovo molto interessanti, vorrei provare a spiegare quali sono gli aspetti psicosociali sui quali sarà necessario lavorare con l’obiettivo di diffondere uno strumento di pagamento particolare che potrebbe risolvere nuovi e vecchi (se non antichi) problemi.

Francesco Bernabei

 

Lemming (Alberto Filetti) – L’esperienza del Credito damanhuriano

Ecco i punti dell’intervento di Lemming (Alberto Filetti):

  • Introduzione alle valute complementari
  • Presentazione della valuta complementare di Damanhur: il Credito: inquadramento legale/fiscale
  • L’utilizzo di distributori automatici per l’uso del Credito
  • La storia del Credito
  • Le Convenzioni con le attività esterne
  • Incontro negli anni 90 con le Comunità di tutto il mondo per cercare una unica valuta complementare di scambio
  • Accordo con l’Agenzia delle Entrate: una esperienza storica
  • La DES (Damanhur Economia Solidale): finanza di comunità
  • Le motivazioni per l’esistenza del Credito
  • Il programma per il futuro per aumentare la circolazione del Credito
Conacreis
Conacreis è la prima associazione nazionale che mette a disposizione degli operatori del settore olistico l’esperienza di chi dedica con successo la propria vita alla creazione di una società migliore. Negli ultimi 20 anni abbiamo lavorato a stretto contatto con i protagonisti del settore delle discipline olistiche e bio-naturali, accompagnandoli nel loro percorso di crescita.

I commenti sono disabilitati.